Pillole antiglutine e glutenasi un rischio per i celiaci

Pillole antiglutine e glutenasi sono un rischio per i celiaci

Si ritorna a parlare di pillole antiglutine, pillole “miracolose” anticeliachia e di glutenasi, ovvero di enzimi in grado di degradare il glutine, grazie ad una notizia apparsa di recente  su Focus.it, nella sezione Scienza e Salute.

Nello specifico, si parla di una pillola che infiammò l’estate del 2015 e di cui parlammo proprio in quella caldissima stagione di due anni: la pillola scudo canadese del dott. Hoon Sunwoo.

All’epoca, le pillole antiglutine del dott. Hoon Sunwoo e del suo collega ricercatore non avevano passato tutti i trials necessari per l’utilizzo umano ed il commercio. I risultati che avevano ottenuto sembravano, e sottolineo,  sembravano essere incoraggianti: poter mangiare una fetta di pizza glutinosa in sicurezza, evitando gli effetti negativi della gliadina sui villi intestinali grazie all’ingestione di una pillola antiglutine.

I trials li passarono, ma le pillole antiglutine del dott. Hoon Sunwoo non sono adatte al consumo da parte dei celiaci, neanche da parte dei gluten sensitive. Comunque, bisogna dire che non risulta che il dott. Hoon Sunwoo abbia mai detto che la sua pillola era una cura per celiaci.

Ora, questa pillola antiglutine canadese, della quale parla l’articolo di Focus, è in commercio, anche on line, assieme ad altre pillole antiglutine e preparati antiglutine e glutenasi, enzimi che sono in grado di degradare il glutine.

Di alcune abbiamo scritto, perchè è fondamentale conoscere per fare sana informazione e seminare ulteriore conoscenza.

Tutte queste pillole antiglutine e queste glutenasi in commercio non sono adatte al celiaco e al glutensensitive, come abbiamo sottolineato anche nei nostri articoli, e come evidenzia una interessantissima ricerca effettuata da un team di ricercatori del Celiac Disease Center della Columbia Universitiy di New York (Krishnareddy, Stier, Recanati, Lebwohl, Green in Therapeutic Advances in Gastroenterology, 2017, vol 10(6), pagg. 473-481).

Queste pillole antiglutine e queste glutenasi non curano la celiachia, non alleviano i sintomi della celiachia neanche per 1 minuto e non ci sono prove scientifiche che facciano bene ai gluten sensitive. Non sono neanche medicine, ma rientrano nella categoria degli integratori.

Molte di queste pillole contengono glutenasi che non è stato dimostrato siano in grado di degradare/digerire gli epitopi tossici del glutine, cioè quelle parti di proteine presenti nella gliadina contenuta nel glutine, che attiva la risposta negativa della celiachia.

Alcune di queste pillole antiglutine non dicono quanto enzima contengano, altre non dicono nè il nome nè l’origine di questi enzimi. Alcune pillole antiglutine contengono altri enzimi, come le lipasi o le carboidrasi, enzimi in grado di ridurre i grassi e i carboidrati in frammenti più piccoli per facilitare la digestione e l’utilizzo da parte dell’organismo.

Altre contengono probiotici e una addirittura contiene frumento e latte nella sua composizione, mentre altre contengono estratti fitoterapici.

Più o meno dichiarano tutte di riuscire a ridurre la reattività alla gliadina del glutine, ma alcune dichiarano che aiutano la digestione quando  si ingerisce glutine.

Tutte, sottolineo tutte scrivono come disclaimer che non sono state testate dalla US Food and Drug Administration e che non intendono diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna malattia.

Insomma,  le pillole antiglutine non solo dichiarano di non essere miracolose, ma soprattuto dichiarano di non essere adatte ai celiaci, probabilmente neanche ai gluten sensitive ed alcune di esse dichiarano anche di sentire uno specialista, mentre altre dichiarano di continuare a seguire la dieta senza glutine, mentre si assumono le pillole antiglutine.

La US Food and Drug Administration è chiamata a controllare le medicine, i presidi medici, i prodotti cosmetici, gli alimenti, ecc, ma non gli integratori alimentari. Quindi, le etichette e i claims presenti sugl integratori alimentari non seguono l’iter degli altri prodotti e non sono controllati come gli altri prodotti. Potrebbe accadere che da una ricerca si arrivi alla produzione di una pillola antiglutine, anche se i trials necessari per l’uomo non abbiano rispettato tutti gli standard richiesti.

Il fatto che il disclaimer e le avvertenze siano lacunosi e quindi vengano non compresi o ignorati da chi le utilizza, il fatto che possano contenere glutine e latte, nonostante sia una chiarissima controindicazione, il fatto che non dichiarino sempre ed espressamente che è bene consultare uno specialista prima di assumerli, rende questi integratori potenzialmente molto rischiosi se usati da celiaci e gluten sensitive. Queste sono le conclusioni cui sono giunti i ricercatori del Celiac Disease Center della Columbia University.

Perciò queste pillole antiglutine non solo non sono miracolose, non solo non liberano i celiaci dalla dieta senza glutine neanche per qualche minuto, ma il loro utilizzo può essere molto rischioso, non soltanto per i celiaci, ma anche per i gluten sensitive.

Ad oggi, quindi l’unica vera medicina miracolosa per curare la celiachia, che è una malattia cronica autoimmune e su base genetica come descritta nei LEA, è la dieta senza glutine.

La stessa identica cura vale per i gluten sensitive: dieta senza glutine.

In un recente articolo qui pubblicato, è stato l’AN-PEP  a finire sotto i riflettori. Come i ricercatori del Celiac Disease Center della Columbia University, seguiremo con molta attenzione gli sviluppi di questo rimedio che sarà commercializzato a breve, per capire se sarà un ausilio o un altra di queste pillole antiglutine che non sono affatto miracolose.

Nel frattempo, consultare gli specialisti, seguire la dieta senza glutine sono le vere medicine miracolose che assicurano ai celiaci e ai gluten sensitive una ottima qualità della vita.

Alla compliance alla dieta senza glutine aggiungiamo solo pillole di conoscenza.

Per un approfondimento: Krishnareddy, Stier, Recanati, Lebwohl, Green in Therapeutic Advances in Gastroenterology, 2017, vol 10(6), pagg. 473-481

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