Oggi conosciamo: Federica Stufi

Foodbloggers, chef, scrittori, aziende produttrici, viaggiatori e reporters: la nostra sezione dedicata alla interviste si fa sempre più nutrita, ma oggi vogliamo fornirvi, con l’aiuto di un ospite d’eccezione, un punto di vista diverso sulla celiachia: quello di una sportiva.

A poche ore dalla conclusione dell’avventura Azzurra ai campionati mondiali di volley femminile, inauguriamo la settimana parlando proprio di pallavolo. È il nostro modo per accogliere con gioia ed entusiasmo la riapertura di palestre e centri sportivi, un momento che può essere particolarmente difficile e delicato per i bimbi celiaci e per i loro genitori, spesso preoccupati delle contaminazioni che possono avere luogo durante le trasferte o di un qualche condizionamento della celiachia sulle prestazioni atletiche.

Federica Stufi, classe 1988, è una delle pallavoliste più giovani e in gamba del nostro Paese, una ragazza tenace e determinata che con costanza, impegno e forza di volontà, è riuscita a raggiungere importanti traguardi, nonostante la celiachia. Anzi, forse proprio grazie ad essa! La sua vivacità, ne sono certa, vi regalerà una sferzata di ottimismo e buon umore.

Immagine tratta dalla pagina Facebook ufficila di Federica Stufi: https://www.facebook.com/fede.stufi?fref=ts
Immagine tratta dalla pagina Facebook ufficiale di Federica Stufi

 

Domanda di rito: chi è Federica Stufi?

Eccomi, sono Federica. Ho 26anni, sono nata a Firenze anche se ho sempre vissuto a Figline Valdarno, o almeno ci ho vissuto fino ai sedici anni quando sono partita da casa per seguire la mia passione: giocare a pallavolo! Grazie a questo sport ho conosciuto tantissime città e splendide persone. Quest’anno gioco a Scandicci (Firenze), in A1. Ho un cane che vive con me, Pupa, una buffa bassotta nera. Ogni tanto mangia anche lei le sue pappette  senza glutine, anche se in casa la vera celiaca sono io!

 

Quando hai appreso di essere celiaca e in che misura questa scoperta ha condizionato la tua carriera sportiva? Raccontaci la tua storia.

Quando avevo 22 anni giocavo a Piacenza, in A1, e come ogni anno ho cominciato la preparazione atletica. Ho iniziato a dimagrire molto ed ad avere dei gonfiori diffusi; tutto è partito da un gomito e sono addirittura arrivata a non riuscire più ad allenarmi per il dolore. La società inizialmente mi ha sottoposto ad esami di ogni tipo, da quelli sanguigni alle visite con medici specialisti, ma non venendone a capo mi ha proposto di consultare un medico reumatologo, per una sospetta forma artritica. La reumatologa ha accertato la forma di artrite constatando che fortunatamente non si trattava di artrite reumatoide, quindi ho fatto una serie infinita di esami per trovare la radice del mio problema, che poteva essere stato originato da un’infezione mal curata. Ovviamente dopo questo responso la società mi ha sostituita con un altro centrale.
Avrei dovuto attendere un mese prima di avere tutti i risultati, perciò nel frattempo sono tornata nella mia Toscana a curarmi, per cercare di riacquistare la muscolatura (in 3 mesi avevo perso più di 10 kg), perché dentro di me sentivo che avevo ancora da dare a questo sport. Dopo un mese, finalmente, sono arrivati i risultati: non avevo nessun tipo di infezione ma avevo, invece, questo strano valore per me ancora sconosciuto: l’antitransglutaminasi a 430 (quando il valore 9 indica già la presenza di celiachia!).
A quel punto sono tornata dalla reumatologa di Milano, che mi ha detto che sicuramente ero celiaca ma che questo non avrebbe cambiato la mia condizione fisica. Ho fatto la gastroscopia con biopsia per confermare il risultato, e ne ho avuto la certezza. Nella mia vita avrei potuto aspettarmi di tutto tranne che di essere celiaca, anche perché, guarda caso, le poche persone che conoscevo con questo “problema” erano molto piccole di statura e io invece sono alta 1.85!
Dentro di me sentivo, o forse speravo, che questo valore così alto, se abbassato, poteva permettermi di giocare ancora. Sono tornata allora a casa, e fortunatamente nel mio cammino ho incontrato la dottoressa Donatella Macchia, immunologa di Firenze, la quale mi ha dato una speranza tramite controlli e mi ha fatto seguire dalla reumatologa Francesca Li Gobbi. Ho smesso, ovviamente, di assumere glutine e ho iniziato a rimettermi sotto con il lavoro fisico, per tornare in campo il prima possibile. Ringrazio ancora Massimo Barbolini (ex ct azzurro di pallavolo), che mi ha messo a disposizione per un’intera estate i medici della Nazionale e la possibilità di allenarmi. È stato duro e doloroso ritrovare la forma fisica, ma sono ripartita dall’A2 e dopo soli 2 anni dalla scoperta della mia intolleranza ero a Villacortese (A1) a giocarmi la finale scudetto!
La mia è stata ed è tuttora una splendida favola. Ovviamente per sostenere i ritmi di allenamento faccio delle integrazioni; mi seguono il Dott. Fabrizio Angelini (endocrinologo) e il Dott. Alessandro Bonuccelli (dietista), che mi sottopongono a diversi esami per far sì che il mio corpo disponga di tutti i nutrimenti necessari. Inoltre ho scoperto un fantastico mondo di cereali senza glutine come il miglio, l’ amaranto e la quinoa, e ho imparato a informarmi su tutte le componenti specifiche di ogni verdura o seme. La mia esperienza, infatti, mi ha insegnato che siamo ciò che mangiamo, e che l’alimentazione, a maggior ragione per uno sportivo, incide fortemente sulle sue prestazioni. Del resto, a me piace vincere!

 

Andiamo alle questioni “pratiche”: i celiaci possono usufruire dei buoni-spesa messi a disposizione dalle ASL regionali, ma la loro fruizione al di fuori della regione di residenza è soggetta a restrizioni e norme che ne limitano fortemente la portabilità su scala nazionale. Hai mai avuto l’esigenza di utilizzare i buoni durante le trasferte interregionali? Quali difficoltà hai riscontrato?

Purtroppo è vero, i buoni possono essere spesi solo all’interno della propria regione. Molte volte ho chiesto un momentaneo trasferimento dei buoni e mi è stato dato, anche se il loro valore cambia a seconda della regione. Qua in Toscana siamo abbastanza fortunati, nonostante le riduzioni dell’anno scorso, perché non usufruiamo solo della ricetta spendibile in farmacia, ma anche di buoni (divisi in tagli da 5€ a 20€), che possono essere spesi nei supermercati e nei negozi specifici.

 

Le squadre in trasferta generalmente consumano i pasti principali presso il ristorante dell’hotel in cui soggiornano. In questi casi è necessario che la società sportiva avvisi preventivamente gli albergatori o selezioni ristoranti sicuri. Qual è la tua esperienza in merito?

In questi anni mi sono attrezzata per fronteggiare ogni tipo di esigenza. Ad oggi molti alberghi sono attrezzati e altri addirittura certificati, quindi molto spesso porto con me solo poche cose per i casi di emergenza. Devo anche dire, purtroppo, che un paio di volte sono stata veramente male in seguito a reazioni molto forti alle contaminazioni.
Quando facciamo lunghe trasferte e pranziamo in stazioni di servizio non certificate preparo a casa il cibo e lo ripongo in un frigo da macchina che attacco in pullman. L’anno che ho partecipato alla Champion League di pallavolo siamo andati spesso all’estero, quindi preparavo il cibo a casa e lo sigillavo in contenitori o in sacchetti sottovuoto a seconda delle esigenze.
All’inizio è stato un po’ complicato, ma adesso so come muovermi, ed essendo uno spirito viaggiatore ho imparato ad organizzarmi anche per le vacanze all’estero.

 

A proposito di viaggi all’estero: pensi che fuori dall’Italia i celiaci abbiano vita più facile?

Per quel che ho potuto constatare, qua in Italia siamo molto fortunati, soprattutto per la qualità degli ingredienti che troviamo nei prodotti senza glutine. Sono stata in Germania e mi sono trovata molto bene, anche se ho sempre fatto la spesa e cucinato a casa perché i prodotti erano meno cari. Nei supermercati olandesi i prodotti senza glutine sono ben segnalati, per cui non è necessario avere il prontuario sempre a portata di mano, e anche nei vari ristoranti non ho mai avuto problemi.
A Dubai ho mangiato in alberghi in cui il personale si è mostrato attentissimo. A New York sono stata benissimo, ho mangiato sia fuori che a casa; tutti i supermercati hanno prodotti senza glutine di ottima qualità anche se bisogna leggere bene le etichette perché lì il senza glutine è anche un fenomeno di massa, per cui alcuni prodotti riportano in maniera chiara ed immediatamente leggibile la dicitura gluten free, ma solo “in piccolo” che lo stabilimento che li produce utilizza cereali con glutine. A Salem, infine, ho trovato un ristorante in cui ho mangiato benissimo.

 

La pratica sportiva a livello agonistico richiede un’attenzione particolare all’alimentazione e, spesso, una dieta specifica. Come si concilia la dieta senza glutine con le esigenze nutrizionali che si richiedono ad un fisico atletico? La celiachia può in qualche modo essere invalidante per uno sportivo?

Per me l’essere celiaco, nonostante la necessità di porre attenzione a ciò che mangio e di provvedere alla integrazioni, non è invalidante. Non solo: sto facendo conoscere questo nostro mondo anche a tante mie compagne e amiche pallavoliste. Spesso quando andiamo a mangiare fuori scegliamo ristoranti certificati e a volte prendono anche loro la pizza o il dolce senza glutine, apprezzandoli molto!

 

Parlaci ancora delle tua compagne di squadra: “coesione” e “cooperazione” sono le parole-chiave di un team forte e vincente. Hai riscontrato una disposizione analoga anche fuori dal campo e in relazione alla tua condizione di celiaca? Raccontaci qualche aneddoto…

Ho condiviso l’appartamento che avevo a Bologna con una mia grandissima amica e compagna di squadra, nonché fortissimo palleggiatore, Alessandra Petrucci. Per un anno anche lei ha mangiato quasi sempre senza glutine come me, per evitarmi ogni tipo di contaminazione.
Tra parentesi, anche a casa dei miei genitori si mangia quasi completamente senza glutine, perché mia madre, in seguito alla mia diagnosi, ha scoperto di essere celiaca e di essere una fantastica pasticcera di dolci toscani senza glutine! Persino mia nonna, adesso, preferisce i dolci senza glutine a quelli col glutine.

 

Pensi di aver imparato a convivere pacificamente con la celiachia e, se sì, quanta parte hanno avuto la pallavolo e il gioco di squadra in questo processo?

Penso che la pallavolo, come lo sport in generale, faccia bene sia al fisico che alla mente. La pallavolo per me ha avuto un valore educativo. È una specie di microcosmo in cui bisogna seguire delle regole per raggiungere il risultato. All’interno di una squadra ritrovi quegli stessi valori che ti accompagneranno anche nella vita: la solidarietà, la lealtà, la fiducia negli altri e in se stessi, la lotta condivisa per un obiettivo comune. In una squadra ognuno ha dei ruoli, e bisogna che tutti lavorino al massimo per ottenere dei risultati, sapendo riconoscere in ogni sconfitta i propri difetti e poter così superare i propri limiti: grandi risultati si ottengono con la continuità nel tempo.
Per me ogni sfida è uno stimolo a migliorarmi, e la celiachia è un enorme stimolo: mi ha fatto conoscere meglio il mio corpo e mi ha dato la convinzione per poter migliorare. Come una macchina, ho trovato la benzina giusta. Ora sta a me percorrere la mia strada, ci saranno buche, soste e strade in salita, ma non c’è niente di più bello del vivere il mio percorso, e mi fermerò solo quando avrò trovato la mia destinazione.

 

La pallavolo è uno degli sport più diffusi e amati nel nostro Paese. Quali consigli ti senti di dare ai futuri campioni di domani, ai tanti bambini celiaci che vogliono approcciarsi allo sport e ai loro genitori?

Quattro consigli. Il primo è quello di trovare la strada per essere felici mantenendo sempre la propria semplicità, indipendentemente che pratichiate pallavolo o altri sport.
Il mio secondo consiglio è la consapevolezza dei propri mezzi, ricordandosi di non fermarsi all’orizzonte ma di guardare oltre: anche se siamo intolleranti al glutine non possiamo permettere alla malattia di vincere. Fortunatamente adesso ci sono tantissimi prodotti, e una conoscenza del problema che ci consente di fare sport senza troppe difficoltà.
Terzo consiglio: sorridere alla vita. La positività e l’entusiasmo sono un aspetto da non sottovalutare nello sport: aver scoperto la celiachia ci dà l’occasione per affrontare un problema, e con l’entusiasmo e la positività si possono raggiungere grandi risultati. Per me è stato un nuovo inizio, e dopo averne tratto i benefici mi chiedo come avessi potuto giocare per sedici anni senza saperlo!
Infine, consiglio senz’altro di condurre una vita sana. L’alimentazione è un aspetto che uno sportivo non può mai trascurare, perché trattare bene il nostro fisico è la condizione fondamentale per raggiungere il successo.

Immagine tratta dalla pagina Facebook ufficiale di Federica Stufi
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