La dieta gluten free: è una moda?

 

Che cosa hanno in comune Victoria Beckham, Gwyneth Paltrow, Miley Cirus, Julia Roberts, Novak Djokovic, Lady Gaga e Simonetta Nepi?
La dieta gluten free, e basta (evidentemente).
Sì, perché la dieta gluten free è di moda, è fashionable, ed è considerata sana e quindi star, starlette, campioni e aspiranti tali mangiano senza glutine. Un’edizione del reality culinario The Great British Bake Off ha recentemente dedicato i quarti di finale a torte e pani gluten free.

Il 25% degli americani ha affermato che stanno cercando di ridurre il glutine o di evitarlo completamente. Ed è sempre più facile farlo, negli USA e in Gran Bretagna, perché l’80% dei prodotti gluten free sono venduti nei supermercati. Secondo la Food Standards Agency inglese il mercato senza glutine britannico vale £ 238.000.000 all’anno ed è cresciuto di oltre il 15% nel 2012. Negli Stati Uniti vale circa 4.2 miliardi di dollari.
Le previsioni dicono che potrebbe raddoppiare di dimensione nei prossimi due anni.
In tutta Europa, la domanda è in crescita, anche nei paesi amanti dei carboidrati, come l’Italia, che esigono pizza e pasta senza glutine.
Sono tutti celiaci o sensibili al glutine? No.
I celiaci costituiscono solo l’1% della popolazione, mentre si calcola che nei Paesi anglosassoni 1 persona su 5 compra prodotti senza per “la salute dell’apparato digerente”, per il “valore nutritivo” e per “aiutare a perdere peso”.
Perché è tanto demonizzato il glutine?

Forse perché è un bersaglio facile: è presente in tutti i carboidrati di cui soprattutto gli americani fanno incetta sino all’obesità di massa; in genere è presente in concomitanza con il lievito che potrebbe essere invece la vera causa di tanti sintomi; aggiungiamo un po’ di marketing e voilà, la scelta senza glutine diventa una panacea.

Poi esiste un altro problemino: come si diagnostica una sensitività al glutine? Noi ne abbiamo parlato qui, qui, e ancora qui. In sintesi, sempre negli USA, spesso è sovradiagnosticata con test non controllati, pressapochisti, fatti in studi dietetici o altro, o attraverso dr. Google.

Il problema è che se si mangia un piatto enorme di pasta si hanno tutti i sintomi di una sensibilità: letargia, gonfiore, aumento di peso… Ma è molto più semplice decidere di avere un’intolleranza alimentare che ammettere che si è mangiato esageratamente. Secondo Ian Marber, nutrizionista e celiaco, nei test ciechi ospedalieri, tre quarti delle persone che credono di avere un’allergia o intolleranza al pane, non mostrano segni di eventuali sintomi.

Insomma la dieta senza glutine è una cura indispensabile per chi ha una diagnosi certa di celiachia e di sensibilità al glutine, ma se non si ha nessun motivo una dieta priva di glutine adottata magari scorrettamente, perché fatta senza le giuste indicazioni, può incidere negativamente sulla salute intestinale a causa del basso contenuto di fibre, e può portare a carenze di vitamine del gruppo B, di ferro e folati.

In un’intervista all’Huffington Post Alberto Fasano, uno dei maggiori esperti internazionali di celiachia e direttore del Center for Celiac Research at MassGeneral Hospital for Children a Boston, dice che nessuno può digerire, e quindi utilizzare pienamente il glutine, ma non esiste neppure alcuna prova scientifica che sia necessario farlo sparire dalla faccia della Terra, e che la gran diffusione della dieta senza glutine è dovuta probabilmente alla banalizzazione del termine “dieta”, che si associa a “dimagrante”.
Nonostante gli avvisi di medici, scienziati e nutrizionisti la tendenza è di eliminare il glutine. O meglio, di sostituirlo con prodotti gluten free che lo emulano.

E qui casca l’asino! Invece di mangiare frutta, verdura, pesce, e cereali naturalmente privi di glutine o di ridurre le quantità, che cosa succede? I biscotti si sostituiscono con i biscotti senza glutine, il pane con il pane senza glutine, la birra con quella senza glutine e, in generale, questi prodotti (come quasi tutti i prodotti industriali) “sono altamente calorici e quindi non si perde peso, anzi si acquista; è questo uno dei più grandi fraintendimenti”, dice sempre Fasano.

Ovviamente, a sostenere la bontà della scelta gluten free, è l’industria: l’etichetta gluten free garantisce un mark up (un prezzo più alto del mercato) che viene giustificato dai produttori per via del presunto costo più alto delle materie prime e del processo industriale. Un pane Tesco GF costa 3 pound, contro 1 pound per una pagnotta ordinaria. E in casa nostra la situazione è uguale.
Insomma il mercato, la confusione generale su quello che fa bene, o no, mangiare, l’illusione delle panecee, rendono la gluten free diet attraente per consumatori e industria. Per ora.
Cosa si ricava da tutto questo?
Come celiaca non posso che essere contenta. Quanto più vengano diffusi i prodotti senza glutine, maggiormente facile sarà la mia vita da sglutinta. La mia esperienza londinese mi ha dimostrato come è più semplice la vita quando vai al supermercato e trovi tutto.

Ma come celiaca sono anche però molto preoccupata, per due motivi principali: il primo è che l’etichetta senza glutine non vuole dire nulla: i prodotti senza glutine sicuri per celiaci e intolleranti sono solo quelli prodotti attraverso processi industriali che siano assolutamente privi anche delle minime tracce di glutine. Il secondo è che la celiachia, ahimè, non è una moda e chi soffre di questa malattia (io la considero una malattia, altrimenti mi starei scofanando una tanto decantata pizza di Bonci che non avrò più il piacere di assaggiare) è obbligato a mangiare senza glutine, pena una serie di acciacchi anche pericolosi.

Se si banalizza il concetto, se sottilmente passa il messaggio che non è una malattia, che, peggio ancora, è una moda, se si diffonde per motivi futili, poi ci si trova che la dieta senza glutine non viene più comparata a un farmaco e saltano i presupposti teorici per una copertura sanitaria dei prodotti senza glutine. E considerati i prezzi dei prodotti direi che per tanti (molti) avere esenzioni per esami clinici e prodotti è essenziale.
E la Comunità Europea sta facendo del suo meglio a ridimensionare e limitare il ruolo degli alimenti “dietetici” e la protezione dei soggetti che necessitano regimi alimentari speciali. Parleremo di questo a breve ma, nel frattempo, come i boy scouts: estote parati, siate pronti.

Intanto vi lascio quanto l’informazione del Ministero della Salute ci dice.

Celiachia, impariamo a conviverci

 

Immagine da: http://www.alotofloves.com

Riferimenti:

http://www.forbes.com/sites/peterlipson/2013/05/02/gluten-free-diets-miracle-or-hype/

http://www.andjrnl.org/article/S2212-2672(12)00743-5/fulltext

http://www.huffingtonpost.com/2013/05/16/gluten-free-diet-myths_n_3280488.html

http://www.livescience.com/37855-gluten-free-craze.html

http://www.science20.com/science_20/celiac_trendy_disease_rich_white_people-93422

http://www.scientificamerican.com/article/most-people-shouldnt-eat-gluten-free/

http://adage.com/article/news/gluten-free-food-fad-gaining-momentum-marketers/244174/

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